Riporto a proposito della famiglia Adorna o Adorno quanto dice il Cavalli in proposito.
"Gli Adorno di Villette (Valle dei Pittori) voglionsi discendenti dalla antica e famigerata famiglia genovese di questo nome. Nell'anno 1528 per la rivoluzione operata da Andrea Doria, dovettero gli Adorno espatriare e rifugiaronsi dapprima nelle isoleBorromee, poi e per maggiore sicurezza nella Valle Vigezzo ove presero stabile stanza in Villette dove pure nacque il cav. Francesco Saverio Adorna.
E'storicamente documentato che parecchi della famiglia Adorno occuparono posti preminenti e rivestirono anche l'alta dignità (la massima) di Doge della repubblica genovese a partire dal 1384 e con alterna vicenda fino al 1527. Infatti nel dogato si erano succeduti : Antoniotto I, Antoniotto II, Barnaba, Gerolamo, Giorgio, Prospero e Raffaele. E' esatto che la famiglia Adorno fosse espulsa da Genova ad opera del sopravvento di Andrea Doria nell'anno 1528. Esatto che la famiglia si stabilisse nelle isole Borromee. Anzi una figlia degli Adorno venne condotta in moglie da un Borromeo" .

PAOLA ADORNO, MARCHESA DI BRIGNOLE SALE
Painted between 1622 and 1627.
Oil on canvas
90 7/8 x 61 5/8 in. ( 230.8 x 156.5 cm. )
Acquired in 1914

A member of one of the most distinguished Genoese families, Paola Adorno married Anton Giulio Brignole, a poet, writer, and political figure. The richly decorated dress and opulent setting enhance the Marchesa’s patrician demeanor and elegant stance.

La figura di Francesco Saverio Adorna Minetto
"Naque a Villette il 14 gennaio 1744. Seguendo la sorte di numerosi suoi convalligiani Saverio emigrò giovinetto all'estero. Rimpatriato diciottenne rimase in famiglia fin verso il 1770, poi tratto dal suo genio speciale per le scienze fisiche, riespatriò dandosi con
alacrità allo studio dell'aeronautica: argomento che già in quel tempo affaticava la mente degli scienziati. Nel 1780, tre anni innanzi che i Fratelli Mongolfier lanciassero nel mare aereo il loro primo pallone volante, il Saverio dalla città di Strasburgo aveva costituito un pallone di 26 metri di altezza e di oltre 51 di circonferenza e del peso di 26 quintali e mezzo. Sulla bandiera portava il motto " Coelum patet ibimus illuc ". Il cielo è aperto andiamo lassù.

Fece col suo apparecchio il giro delle principali città d'Europa suscitando ovunque la universale ammirazione. Il Re di Polonia lo fregiava nel cavalierato di San Stanislao Augusto. Nel 1800 ritornò a Villette per liquidare alcuni negozi di famiglia.
Stabilitosi poi a Bordeaux, in Francia.. Il cav. Adorno già accennato e di cui conservasi il ritratto al museo di Louvre a Parigi, è figlio di Francesco Saverio.

SIR ANTHONY VANDYCK
MARCHESA ADORNO
- Ritratto situato al
Louvre di Parigi -


ANTON GIULIO ADORNO

Nel 1621 giunse in Italia, da Anversa, il giovane e già affermato pittore fiammingo: Anton van Dyck.
La ragione del suo viaggio era quella di studiare i grandi maestri italiani per perfezionare e arricchire la sua produzione artistica, ma anche di trovare nuove e gratificanti commesse. Introdotto nell'ambiente genovese dalla comunità di artisti fiamminghi che operavano con successo nel territorio e dal suo maestro Pieter Paul Rubens, egli si trovò a essere "l'artista giusto al momento giusto". Bello, sobrio ed elegante, un vero cortigiano, seppe intendere subito le esigenze della ricchissima nobiltà cittadina, tanto che essa fece a gara per esporre, nelle sontuose sale dei propri palazzi, un ritratto eseguito dal pittore anversano. Possedere un suo
quadro divenne un vero e proprio status symbol. I Brignole-Sale erano giunti proprio in quel periodo all'apice della loro potenza e più che mai sentivano l'esigenza di promuovere la propria immagine in un preciso e delineato programma di valorizzazione e divulgazione del prestigio raggiunto. Gio. Francesco, pertanto, non si lasciò sfuggire l'occasione di vedere raffigurati, in ritratti a figura intera, gli esponenti della famiglia a lui più cari: la moglie Geronima insieme alla figlia Aurelia nonchè il suo primogenito Anton Giulio e la sua bella consorte Paolina Adorno.
Era il 1627 e Palazzo Rosso sarebbe stato costruito circa 50 anni più tardi, ma, appena ciò avvenne, questi ritratti furono portati nella nuova dimora patrizia. Il valore simbolico a essi attribuito è testimoniato dal fatto che, quando per via ereditaria essi avrebbero dovuto lasciare il Palazzo, la volontà di farli rimanere legati alla sorte della casata, indusse Gio. Francesco I ad acquistarli, a caro prezzo, dalla nipote Paola che, sposando uno Spinola, li avrebbe portati con sè.In seguito fu il nipote Gio. Francesco II a completare l'opera del nonno, con l'acquisto di altri importanti quadri di van Dyck, tuttora in Galleria. Il 1627 è l'ultimo anno del soggiorno italiano di van Dyck: i ritratti di Geronima, Anton Giulio e Paolina documentano, pertanto, l'ultimo periodo dell'attività del pittore in territorio genovese ma, nelle sale riccamente affrescate di Palazzo Rosso, si possono ammirare altri capolavori del maestro riconducibili alla sua precedente produzione pittorica (Cristo portacroce, Ritratto di gentiluomo di casa Spinola) o opere eseguite per tipologie diverse di committenti (Ritratto del gioielliere Puccio con il figlio) o ancora in periodi successivi (Ritratto di Federico Enrico principe di Nassau, principe di Orange), cosicché la Galleria offre la privilegiata occasione di ammirare importanti opere di un artista che, di lì a poco, sarebbe divenuto il più celebrato pittore alla corte di Londra.

GERONIMA con la figlia AURELIA

LA MODA NEI RITRATTI Lo strascico sontuoso di Donna Paolina Adorno
ANTON VAN DYCK Paolina Adorno Brignole-Sale Genova, Galleria di Palazzo Rosso Paolina Adorno è moglie di Anton Giulio Brignole-Sale, esponente dei nobili "nuovi": il ritratto, dipinto da Anton van Dyck nel 1627, ha non soltanto funzione celebrativa ma anche l'obiettivo di confermare, con particolare sfoggio di magnificenza, lo status aristocratico da poco raggiunto dalla famiglia del marito. Sontuoso è infatti l'abito con strascico di Paolina, di un bellissimo colore blu, tutto percorso da guarnizioni in oro, che adornano maniche, soprammaniche, davanti della gonna, e formano file di galloni luccicanti attorno all'orlo. La moda, ancora spagnoleggiante, incomincia a mostrare qualche modifica. Un po' diversa è la struttura della gonna: piccolo segno che i tempi cambiano e che presto sarà la Francia a dettare moda in Europa. I riccioli non sono più alti sulla fronte come nelle dame dipinte da Rubens vent'anni prima, ma l'acconciatura appare più piatta, con ciocche ondulate che scendono a incorniciare il viso, e il resto dei capelli raccolto sulla nuca in un piccolo copricapo adorno di perline e di una piuma. Magnificenza suggeriscono anche l'ambientazione lussuosa e le dimensioni del ritratto (cm 286 x 198), il più grande tra quelli dedicati da Van Dyck a una singola dama. E' poi documentato che un abito di Paolina può arrivare a costare ben duemila lire genovesi, cioè come un veliero di 60 tonnellate! Il viso della gentildonna, di appena vent'anni e sposata da quasi due, è fresco e giovane, ma la rosa che tiene in mano appare completamente aperta: già prossima perciò a sfiorire, simbolo e monito della natura effimera della bellezza umana.

GIO.FRANCESCO I

ANTON GIULIO BRIGNOLE - SALE A CAVALLO
Genova, Galleria di Palazzo Rosso

Anton van Dyck dipinge il ritratto di Anton Giulio Brignole-Sale nel 1627, in pendant con quello della moglie Paolina Adorno e con evidenti richiami al celebre ritratto equestre di Gio. Carlo Doria eseguito due decenni prima da Rubens, di cui van Dyck è il migliore allievo.
A ventidue anni, sposato da quasi due, Anton Giulio è abbigliato secondo i dettami della moda spagnola, completamente in nero, su cui brillano bottoni, catena a tracolla e preziose guarnizioni in oro, creando un effetto insieme lussuoso e austero, in carattere col rigore morale del personaggio.
Completano l'abbigliamento, sempre neri, gli stivali e il cappello, tenuto in mano, alto e a larga tesa,riccamente decorato e adorno di piuma.
Passata di moda la gorgiera, non occorre più tagliare corti i capelli: Anton Giulio li porta più lunghi, un po' spettinati, a coprire in parte le orecchie. Ha i baffi, non il pizzo sul mento.
Come già per il ritratto della moglie Paolina, l'intento celebrativo, qui sottolineato dalla scelta del prestigioso genere equestre, è rivolto a consacrare lo status di questo nobile "nuovo", divenuto ufficialmente aristocratico soltanto l'anno prima, nel 1626.
Il raffinato gentiluomo sul destriero bianco, che van Dyck coglie con espressione pensosa e un po' inquieta nel gesto di saluto cavalleresco, darà una drastica svolta alla propria vita dopo la morte prematura e improvvisa della moglie nel 1648, decidendo di abbandonare i lussi e gli agi di un mondo dorato per prendere i voti ed entrare in seguito nella compagnia di Gesù.